La Loggia del Consiglio, o di Fra' Giocondo, venne così detta dal nome del celebre architetto ed ingegnere idraulico veronese, attivo tra l'altro a Parigi e Roma, dal cui progetto si crede sia stata realizzata. Pare invece che tra i realizzatori, all'interno della fabbrica, spiccasse il nome di Daniele Banda. La Loggia si trova in Piazza dei Signori e rappresenta uno dei maggiori esempi di architettura veronese del '400. La costruzione poteva infatti dirsi conclusa nell'anno 1493, anche se la decorazione era ancora in corso d'opera e proseguì per secoli. Ai primi del '600, Gerolamo Campagna realizzò la sua Annunciazione in bronzo, che venne posta ad ornamento della facciata, dove rimase fino al secolo scorso ed ora si trova presso la tomba di Giulietta. La Loggia era nata come sede delle assemblee del Consiglio Comunale, allora insediato nel palazzo all'angolo di Piazza delle Erbe. Si trattava di un complesso architettonico con esigenze di rappresentanza, quindi la Loggia venne aggiunta ad un semplice palazzo ornato di merlature e spiccava per la ricchezza dei marmi e la finezza delle colonne marmoree. I primi affreschi della Loggia sono senz'altro di scuola lombarda: vanno ricordati i nomi di Alberto da Milano, Domenico da Lugo, maestro Modesto, Beltramo da Valsolda e Matteo Panteo detto Mazola. La facciata, secondo la tradizione veronese, era interamente dipinta. All'interno vennero poste le statue di due illustri veronesi, Emilio Macro e Catullo, seguendo i dettami dell'umanesimo: la Loggia divenne infatti ben presto simbolo della rinascita umanistica della città, ai fasti anche letterari, del suo glorioso passato storico-artistico. Decorazione pittoriche di alterno valore si succedettero nel corso dei secoli successivi alla costruzione della Loggia, fino all'800, periodo nel quale essa venne provvisoriamente adibita a pinacoteca civica. Tra il 1823 e il 1874, essa subì imponenti lavori di ristrutturazione, durante i quali vennero rifatti il pavimento del portico, i soffitti e le decorazioni del soppalco. La Loggia venne riempita di busti di illustri veronesi, opere che vennero asportate e ricollocate altrove durante i restauri del 1923, a cui ne seguirono altri nel 1960. Durante ognuna di queste opere di manutenzione, la facciata e spesso alcune parti dell'interno, vennero ridipinte, causando così la perdita delle decorazioni originali.
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